Maurizio Ferraris

Estetica razionale

Milano, Cortina, 2011, pag. 662

[ISBN: ISBN 978-88-6030-389-9 ] - Buy now »

Nuova edizione di Estetica razionale (Raffaello Cortina, 2011).
Punto di svolta nel dibattito sull’estetica, l’opera di Maurizio Ferraris, ora presentata in una nuova edizione, rilegge l’intera cultura occidentale costruendo una cattedrale potente nell’impianto e sorprendente nei dettagli. Se oggi l’estetica è nuovamente concepita non solo come filosofia dell’arte ma anche come filosofia della sensibilità, appunto aisthesis, ciò che si deve in misura rilevante a questo libro, nel quale sono poste le premesse per l’ontologia sociale che Ferraris è andato sviluppando nell’ultimo decennio, passando per la fenomenologia, l’ermeneutica, l’icnologia (la “scienza delle tracce”).
Al di là dell’impianto teorico, Estetica razionale è una lettura appassionante non solo per i filosofi ma, in generale, anche per studiosi e intellettuali di formazione e cultura diverse. È un’esperienza di pensiero che questa edizione, arricchita da un’ampia Postfazione, rende di nuovo accessibile.

Recensioni

1. 03/04/2010, Il Sole 24 Ore, “Ferraris e il senso dello stare al mondo“, di Anna Li Vigni.


1^ Edizione

 


Davvero l’estetica, malgrado il suo nome e la sua storia sino all’Ottocento, è essenzialmente filosofia dell’arte? Davvero l’ontologia, ancora a dispetto dell’etimo e delle sue vicende fino al Novecento non ha nulla da spartire con gli enti? Davvero l’unico essere è il linguaggio, e la verità è essenzialmente quella che la filosofia dell’arte ritiene di trovare nelle opere?
Recuperando una tradizione che da Platone, Aristotele, Euclide, Alessandro di Afrodisia, giunge ai grandi pensatori moderni, da Cartesio a Locke a Leibniz, da Kant a Hegel, e ai contemporanei (Heidegger, Wittgenstein, Merleau-Ponty, Austin, Quine, Gadamer, e soprattutto Derrida), ma senza trascurare figure apparentemente minori o minime (non solamente il solito Carneade, ma, per esempio, Gerolamo Rorario e Gomez Pereira), questo libro si articola in cinque parti:
1. Estetica. Una storia dell’estetica e della filosofia dell’arte da Baumgarten ai nostri giorni.
2. Ontologia. Una descrizione della ontologia come dottrina dell’ente sensibile.
3. Fenomenologia. Una esemplificazione del modo in cui il sensibile assomiglia all’intelligibile, e viceversa.
4. Ermeneutica. Una teoria dell’interpretazione che identifica l’essere non con il linguaggio, ma con il fenomeno della iscrizione in generale.
5. Icnologia. Una illustrazione del modo in cui (nei geroglifici, negli alfabeti, nelle mnemotecniche, nella associazione di idee e nella geometria) una traccia apparenta la tabula su cui si scrive (nella mente, nel corpo o sulla carta) e il tavolo del mondo.

(Dopo tanti anni di “svolta linguistica”, due domande elementari: come fare parole con le cose? E: che cosa c’è?)

“Maurizio Ferraris è uno dei giovani filosofi più combattivi e innovativi del dibattito teorico italiano. Negli ultimi anni, l’ex allievo del pensatore debole Gianni Vattimo ha determinato una svolta decisa e controversa del suo pensiero. Si può riassumere così. In gioventù Ferraris è stato un sostenitore acceso dell’ermeneutica. Ovvero di quella corrente postmoderna della filosofia che sostiene che non ci sono fatti, ma solo interpretazioni. In particolare Ferraris si è distinto per aver introdotto in Italia il pensiero decostruzionista del grande Jacques Derrida. Ma verso la metà degli anni Novanta Maurizio Ferraris pare averci ripensato. E lo fa portando molte interessanti e discutibili ragioni. Ebbene sì, i fatti ci sono e non dipendono, nel loro essere, dal modo in cui noi li interpretiamo. Il frutto teorico più importante delle nuove posizioni assunte da Ferraris è rappresentato dal ponderoso volume Estetica razionale (1997).”
Clarence, On-lline

LA MEDIAZIONE ESTETICA
Seicentocinquanta pagine di dichiarazione di fiducia nei confronti del futuro della filosofia, sollecitata a misurarsi di nuovo sul terreno delle cose concrete

Stefano Catucci, Il Manifesto, 3 gennaio 1998

L’ambizione in filosofia, è una virtù sempre più rara. Nell’epoca che ha decretato il tramonto delle grandi riflessioni sistematiche, i filosofi sembrano essersi rapidamente adattati a un ruolo di conservazione o di retroguardia, limitandosi a coltivare lo specialismo delle ricostruzioni storiografiche, oppure a esercitare in forme sempre più raffinate le arti dell’interpretazione e del commento. La stessa “svolta linguistica”, che caratterizza un lungo filone della filosofia del Novecento, ha certamente fatto guadagnare molto al pensiero in termini di consapevolezza critica e di modestia intellettuale, ma tra i suoi effetti ha avuto anche la progressiva chiusura autoreferenziale del discorso filosofico, incoraggiato nelle sue tendenze autistiche e in parte affidato a un’idea dell’interpretazione che resta debitrice di una chiara origine religiosa: quella dell’Esegesi, del linguaggio che rinvia oltre i suoi significati letterali per alludere a una parola ulteriore e mai attualizzabile, a un Verbo divino la cui rivelazione non viene mai perfettamente compiuta, ma è sempre promessa e prescritta come un compito a venire. Un archivio del pensiero.
L’ultimo libro di Maurizio Ferraris, Estetica razionale, affronta direttamente questa situazione e prova a rovesciare la linea di tendenza cercando di riportare, in qualche modo, la filosofia verso le “cose stesse”, ma senza rinnegare l’eredità delle riflessioni che maggiormente hanno contribuito a circoscriverla nel territorio del linguaggio, prima fra tutte l’ermeneutica. Ambizioso il libro di Ferraris lo è certamente sia per la sistematicità dell’architettura, suddivisa in cinque “momenti” (Estetica, Ontologia, Fenomenologia, Ermeneutica e Icnologia, neologismo ricavato dal greco ichnos per definire una “dottrina della traccia”), sia per l’abbondanza di riferimenti storici e testuali che fanno di Estetica razionale una specie di grande archivio della filosofia contemporanea. L’erudizione svolge d’altra parte un ruolo tutt’altro che accessorio nel discorso di Ferraris. E’ come se la dimensione dell’archivio nel quale viene riversata un’enorme massa di documenti e di letture fosse per lui l’unica forma di “sistema” ancora praticabile, posto che i requisiti di un simile sistema non consistano più nelle visioni totalizzanti che essi producevano in passato, ma in una serie di gesti che rappresentano altrettante forme di testimonianza filosofica. Sono i gesti del portare, del presentare, dell’annotare, del registrare, attività necessarie alla continua alimentazione dell’archivio, ma anche significativamente legate al tema centrale del libro, quello della “traccia” sensibile e della sua “ritenzione” spirituale.
La maggiore ambizione del libro è però un’altra, ed è di natura specificamente teorica: Ferraris cerca di ricondurre a un’unica radice il gesto critico più trasgressivo che la filosofia ha conosciuto in tempi recenti, la decostruzione, e la tradizione più esposta al fraintendimento che essa ha coltivato negli ultimi tre secoli, l’estetica. Tentare oggi di scrivere una nuova “teoria della ragione”, come fa Ferraris, tentarla con i mezzi di una disciplina come l’estetica, della quale già da tempo era stata annunciata la fine imminente, tentarla infine radicalizzando lo sforzo critico della decostruzione, significa concretizzare le proprie ambizioni di filosofo attraverso una serie di opzioni teoriche tutt’altro che scontate. La prima, certamente la più importante, è la rivalutazione dell’estetica come filosofia “non-speciale”, come si potrebbe dire usando una fortunata espressione di Emilio Garroni: non l’estetica vista cioè come una “filosofia dell’arte”, secondo l’immagine riduttiva che ancora oggi è prevalente, ma l’estetica intesa come una riflessione che affronta l’esperienza nel suo insieme, o per meglio dire la osserva nel momento del suo formarsi, nel sottile passaggio in cui un’esperienza comincia a delinearsi, lasciando dietro di sé una scia di sensazioni e di frammenti immaginativi che sembrano sempre rinviare a uno strato precedente, a un’origine mai pienamente dominata.
L’estetica, disciplina nata in piena età illuministica “in stretta complementarità con la logica e con la coscienza storica”, come ricorda Ferraris, risale il filo dell’esperienza proprio per mostrare come in essa siano già sempre all’opera forme di mediazione e di relazione che relegano fra gli ingombri mitologici del pensiero idee come quelle di un’origine “pura”, di un inizio “immediato”, o di una condizione interamente a priori del sentire. L’immediatezza è sempre derivata, scrive Ferraris: “tutto comincia con una mediazione” che avviene appunto a livello estetico, nel luogo dove i sensi e l’immaginazione collaborano in modo inestricabile, si confondono gli uni con l’altra, giungono infine a rovesciare la tradizionale concezione che li vuole rigidamente contrapposti come l’elemento della “passività” da un lato, e quello dell'”attività” dall’altro. Persino la natura e l’animalità, figure che il pensiero di solito associa con l’ingenuità e l’immediatezza del sentire, sono già a modo loro prodotti di un’estetica nella quale sono in gioco i passi basilari della nostra esperienza. I meno appariscenti, forse, ma certo quelli decisivi.
L’estetica può dunque, per Ferraris, abbandonare il suo ingannevole connubio con l’arte, legato a un tentativo storico che egli vede da lungo tempo esaurito, e rispondere a una serie di domande che la avvicinano di volta in volta alle teorie della percezione, alla logica, all’ontologia: “che cosa significa sentire? Che cosa c’è? Che cos’è questo?” La dottrina della traccia. Le risposte di Ferraris convergono alla fine intorno alla “dottrina della traccia” che chiude il libro e ne rappresenta forse la parte più riuscita. Il tema della traccia risveglia alcune delle questioni oggi più discusse dalla filosofia, ma soprattutto ne precisa la reale portata critica, intervenendo a formularne in modo più rigoroso le aspettative. Il privilegio da molti accordato alla scrittura come modello alternativo alle tradizionali filosofie della voce e della coscienza, per esempio, viene legato da Ferraris alla necessità di una più generale teorizzazione che includa ogni forma di iscrizione, dunque non solo la scrittura alfabetica, ma anche i geroglifici, gli ideogrammi, i segni della geometria. D’altra parte, questa estensione viene integrata con un’originale riformulazione del principio stesso dell’ontologia estetica nei termini di una Grammatica trascendentale che corrisponde molto bene all’immagine sistematica dell’archivio che domina il procedimento ad accumulo di materiali riscontrato lungo tutto il libro. Ma al di là delle tesi singole, Estetica razionale è una forte dichiarazione di fiducia nei confronti del futuro della filosofia, è un’indicazione che vuole riportarla a misurarsi con il terreno delle cose e dei problemi concreti. E’ una filosofia che corre spesso il rischio di disperdersi lungo il cammino, ma che guadagna come contropartita la possibilità di “vincere o perdere qualcosa”: si rimette cioè in moto alla ricerca della “verità” e vuole scongiurare, con questo gesto, la sua riduzione a un puro esercizio letterario.

Indice

INTRODUZIONE
1. L’estetica come filosofia prima. 1.1. Si può insegnare estetica all’università?, p. 4 – 1.2. Che cos’è una estetica razionale?, p. 15 – 1.3. Cristo è veramente risorto?, p. 23
Ringraziamenti, p. 37
I. ESTETICA
1. Che cosa ha battezzato Baumgarten. 1.1. Rosemary e il cinghiale, p. 39 – 1.2. L’invenzione di Baumgarten, p. 44 – 1.3. Le aporie della genesi, p. 54
2. L’estetica come arte dellanalogo della ragione. 2.1. Percepire, p. 70 – 2.2. Produrre, p. 77 – 2.3. Inventare, p. 87 – 2.4. Ragionare, p. 95 – 2.5. L’animale, p. 100 – 2.6. La macchina, p. 106
3. L’estetica come filosofia dell’arte. 3.1. Due rigetti della estetica baumgarteniana: Kant e l’idealismo, p. 120 – 3.2. Dal costruzionismo alla filosofia artista, p. 127 – 3.3. Il positivismo e il suo doppio, p. 138 – 3.4. Apogeo e tramonto della filosofia dell’arte, p. 142 – 3.5. Estetica come allegoria, p. 145 – 3.6. Estetica come ontologia, p. 155
II. ONTOLOGIA
1. storia della ontologia. 1.1. Sistema del mondo, p. 159 – 1.2. Metafisica e senso comune, p. 163 – 1.3. La metafisica dei moderni, p. 174 – 1.4. L’esperimento e il miracolo, p. 182 – 1.5. Possibile e reale, p. 188 – 1.6. Il dileguarsi dell’ente nell’Essere, p. 200
2. Il tavolo e la tabula. 2.1. “Tutte le sensazioni sono vere”, p. 204 – 2.2. Perché non crediamo ai fantasmi, p. 206 – 2.3. Che cosa c’è?, p. 210 – 2.4. Esistenza matematica, p. 213 – 2.5. Fort/da, p. 215 – 2.6. L’esistenza del mondo esterno: buonafede e sapere, p. 219 – 2.7. Il presente è costituito, p. 225 – 2.8. Presentazione, rappresentazione, ri-presentazione, p. 227 – 2.9. Intuizione, intenzione, ritenzione, p. 229 – 2.10. Tabula rasa, p. 234
3. Lo specchio. 3.1. Diottrica e catottrica. Il chiasma, p. 240 – 3.2. La quintessenza dei cinque sensi, p. 243 – 3.3. Iterazione e alterazione, p. 254 – 3.4. Doppio senso, p. 262 – 3.5. Visioni e fantasmi, p. 270 – 3.6. Che cos’è una allucinazione?, p. 276 – 3.7. Niente nessuno in nessun luogo mai, p. 282
III. FENOMENOLOGIA
1. Il dito, la mano, il calamo. 1.1. Questo, p. 285 – 1.2. Lo strumento assoluto, p. 288 – 1.3. Gli animali scrivono?, p. 295
2. Esemplarità dell’esempio. 2.1. Idea generale, diagramma, monogramma, p. 302 – 2.2. L’imitazione delle regole, p. 308 – 2.3. Mostruosità dell’esempio, p. 311
3. Lo speculativa, ossia la verità dello specchio. 3.1. La sintesi originaria, p. 318 – 3.2. Produttivo e riproduttivo, p. 325 – 3.3. La piega, p. 330 – 3.4. L’apriori aposteriori, p. 333 – 3.5. Empirismo trascendentale, p. 337 – 3.6. Lo schema del cane, p. 344
4. Ontografia. 4.1. L’essere scritto, p. 350 – 4.2. L’essere del tempo, p. 356 – 4.3. L’essere della sintesi, p. 362 – 4.4. Anima e movimento, p. 366 – Linea dello spazio e linea del tempo, p. 369 – 4.6. Ora è notte/ora è giorno, p. 372 – 4.7. Tempo e talleri, p. 374 – 4.8. Déjà vu, p. 378
IV. ERMENEUTICA
1. Storie dell’ermeneutica. 1.1. Linguaggio, scrittura, memoria, p. 381 – 1.2. Dall’ermeneutica all’ontologia ermeneutica, p. 388
2. Critica della ontologia ermeneutica. 2.1. Retorica e scienza, p. 396 – 2.2. L’essere che può venir compreso è linguaggio?, p. 412 – 2.3. Logos e verbum, p. 421 – 2.4. Antichi e moderni, p. 432 – 2.5. L’allegoria e il circolo, p. 437
3. La scrittura prima dell’ermeneutica. 3.1. Essere e benessere, p. 450 – 3.2. È possibile una scienza della scrittura?, p. 455 – 3.3. Progetto di icnologia, p. 461
V. ICNOLOGIA
1. Geroglifico e alfabeto. 1.1. La voce della coscienza, p. 469 – 1.2. La parola dipinta, p. 476 – 1.3. La religione dei geroglifici: fede e sapere, p. 482 – 1.4. Oralità primaria e alfabetizzazione secondaria?, p. 489 – 1.5. Il gesto e l’ideogramma, p. 500 – 1.6. Il nome, p. 508
2. Grammatica trascendentale. 2.1. Simonide e Theuth, p. 514 – 2.2. Res/verba, p. 520 – 2.3. Il logo e il luogo, p. 528 – 2.4. Storia della associazione di idee, p. 533 – 2.5. Genesi e struttura, p. 537
3. Punto, linea, superficie. 3.1. Stigmè, p. 545 – 3.2. Grammè, p. 550 – 3.3. Chora, p. 560
BIBLIOGRAFIA, p. 573
Nota al testo, p. 625
Indice delle nozioni, p. 627
Indice dei nomi, p. 631

Recensioni

D. Marconi, Il Sole 24 Ore, 5 ottobre 1997
U. Galimberti, La Repubblica, 14 ottobre 1997
A. Massarenti, Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 1997
B. Ventavoli, La Stampa, 3 novembre 1997
G. Leghissa, Diario, n. 47, 3-9 dicembre 1997
S. Catucci, Il Manifesto, 3 gennaio 1998
P.A.V., La Gazzetta di Reggio, 16 gennaio 1998
P. Bozzi, L’Indice, n. 10, 1999
E. Mattioli, Studi di Estetica, n. 18, 1998