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(1997) Il gusto del segreto, con J. Derrida, Roma-Bari, Laterza, pp. 181; trad. inglese, A Taste for the Secret, London, Blackwell, 2001; trad. portoghese, O Gosto do Segredo, Lisboa, Fim de Século, 2006
[ISBN: 884205125X]
[http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884205125.html]
[ISBN: 0-7456-233-6 / 0-7456-2334-4]
[http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/0745623344/qid=1108635106/sr=1-2/ref=sr_1_2/002-2896808-1373602?v=glance&s=books]
[ISBN: 972-754-227-1]
 
  Per tre anni Jacques Derrida e Maurizio Ferraris si sono incontrati e hanno affrontato insieme i "nodi" principali della filosofia di Derrida e le grandi questioni del nostro tempo. Da questi incontri è nato un libro. Al fondo del dialogo, che consta (arricchito nell'ultima parte da una conversazione a tre con Vattimo) di sette sezioni, un saggio di Ferraris, che propone una nuova interpretazione del pensiero di Derrida, collegandolo a quello di grandi filosofi come Heidegger, attraverso Aristotele, Cartesio, Locke, Leibniz, Kant, Hegel, Husserl, Wittgenstein. Il volume è arricchito da una bibliografia completa delle opere di Derrida.
 
  In this series of dialogues, Derrida discusses and elaborates on some of the central themes of his work, such as the problems of genesis, justice, authorship and death. Combining autobiographical reflection with philosophical enquiry, Derrida illuminates the ideas that have characterized his thought from its beginning to the present day. If there is one single feature that links these contributions, it is the theme of singularity - that is, the uniqueness of the individual, the resistance of existence to philosophy, the temporality of the singular and exceptional moment, and the problem of exemplarity. The second half of this book contains an essay by Maurizio Ferraris in which he explores the questions of indication, time and the inscription of the transcendental in the empirical. The essay is developed in close proximity to Derrida and in dialogue with figures such as Plato, Aristotle, Plotinus, Kant, Hegel and Heidegger. It thereby provides at once a useful introduction to the philosophy of one of Italy's most prominent philosophers and complements Derrida's own ideas. "A Taste for the Secret" consists of material that has never before appeared in English. It will be of great interest to second year university graduates and above, graduate students and academics in modern languages, literature, literary theory, philosophy and the humanities generally.
 
  Entrevistado por Maurizio Ferraris, Derrida vai debatendo e analisando os tópicos principais do seu pensamento. A tradução enquanto véu da linguagem e sua aliada ao mesmo tempo; a relação entre Literatura e Filosofia; a identidade enquanto templo da não-pertença; a liberdade como chegada sempre adiada, a viagem, o Outro que nos espera para além de nó: tais os temas abordados neste livro, que acolhe, na esteria da teoria da hospitalidade, uma intervenção de Gianni Vattimo.
O livro contém ainda um ensaio de Farraris em que o autor investiga, com a abordagem criativa que lhe é própria, as relações entre Fenomenologia e Ontologia.
 
Recensione di Federico Vercellone, L'Indice, n. 2, 1998

La presenza del pensiero di Jacques Derrida nella cultura italiana degli ultimi vent'anni è paragonabile forse solo a quella dell'ermeneutica di Heidegger e Gadamer. Studi, traduzioni e ristampe si sono susseguiti anche grazie alla collana "Opere scelte di Jacques Derrida" diretta da Maurizio Ferraris e Pier Aldo Rovatti presso l'editore Cortina. Fra i titoli più recenti vanno qui ricordati la monografia di Mariapia Telmon, La differenza praticata, pubblicato da Jaca Book e la ristampa sempre da Jaca Book di un testo fondamentale come La voce e il fenomeno dello stesso Derrida. Ma vi sono due libri di recente uscita sui quali va richiamata l'attenzione e che per molti versi possono essere considerati insieme. Si tratta di Limited inc. che contiene la polemica di Derrida nei confronti di John Searle, e di Il gusto del segreto, che contiene una serie di interviste filosofiche a Derrida di Maurizio Ferraris (inframmezzate da un commento di Derrida a un testo di Blanchot), un colloquio tra Derrida e Gianni Vattimo e, infine, un lungo saggio dello stesso Ferraris dedicato alla questione dell'essere. Ora, se c'è qualcosa che viene in primo piano, in particolare a partire da quest'ultimo testo, è la forza della questione morale all'interno della decostruzione. Dico morale e non etica, in quanto è la questione stessa della differenza all'interno della scrittura, tema principe della filosofia di Derrida, a rinviare alla dimensione dell'evento o della testimonianza. È questo anche il lato che rende particolarmente gradevole lo svolgersi di questi testi, ove l'implicazione sistematica non elude l'insorgere dell'evento ma piuttosto lo prevede. E lo ammette in una forma per la quale la decostruzione si schiude al rischio del senso e anche - ci si passi il bisticcio - del senso come rischio. Da questo punto di vista le connessioni con il percorso filosofico di Derrida si fanno più evidenti, in quanto quell'iterabilità che viene presupposta dalla scrittura, il citazionismo di Derrida che sembrerebbe mettere capo a un'ermeneusi infinita, non rinvia infine a una sorta di universale relativismo, ma propriamente all'evento del senso. Che è connesso all'iterabilità, la quale nella sua matrice temporale è a sua volta connessa alla morte; e dunque anche a un senso biografico. Nulla è eguale, proprio in quanto si ripete.
Quanto meno non si dà un senso speculativo che non sia biografico, come segnala la chiusa di "Firma, evento, contesto": proprio la firma di Derrida "sopra" la chiusa vuole segnalare un movimento (biografico e speculativo: il qui non è più qui; l'ora non è più ora) che rimette in movimento il testo. Nulla di meno avanguardistico nell'accezione corriva di avanguardia: la tentazione del "beau geste" estetico; e quanto di più avanguardistico nel senso di una correlatività dell'evento con la totalità che ne stabilisce il senso (si pensi alle scacchiere di Man Ray: una mossa come evento cosmico). Da questo punto di vista si può forse dischiudere una lettura non in chiave sofistica (vedi le accuse di Searle: se tutto è in tutto, nulla è davvero perspicuo; bisogna distinguere), ma tragica del pensiero derridiano.
È quanto per altro testimoniano le pagine sulla giustizia di Il gusto del segreto, e fra l'altro i rilievi sulla morte di Falcone. Nuovamente è in questione la relazione insieme conflittuale e dialettica con il contesto: e questa è la scaturigine della giustizia. Che non ha, perlomeno immediatamente, da fare con la legge. È un'altra cosa: al limite, un rinnovarsi della legge nella sua evocazione. Dunque: "Il giudice Falcone è la figura di un giusto che, in nome della giustizia, ha sfidato il contesto, lo stato delle forze". In questo ambito "tout se tient"; ma c'è qualcosa che lo eccede. Ed è l'"evento" dell'esistenza; inconfutabile come un dato, e dialettizzabile come ogni altro. Anche la sofistica è dunque dialettizzabile. E Kierkegaard è l'autore da non dimenticare.
 
Indice

SEGRETARIO, di Jacques Derrida e di Maurizio Ferraris, pp. VII-VIII
“HO IL GUSTO DEL SEGRETO”, di Jacques Derrida, pp. 3-108
CHE COSA C’È?, di Maurizio Ferraris, pp. 109-167
JACQUES DERRIDA, BIBLIOGRAFIA, pp. 169-181

Citazioni su Google, febbraio 2005: 4310
 
Recensioni

London Review of Books, marzo 2002
 
  Last update: 10/02/2010
   


   
 
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